565 147. A Città della Pieve c'è un
fanciullo, povero e mendicante, sordomuto dalla nascita; ha
la lingua tanto corta che tutti la ritengono addirittura mozza.
Una sera si reca a casa di un concittadino, di nome Marco,
e con gesti, come sogliono fare i muti, gli indica che vorrebbe
essere suo ospite: piega il capo da una parte accostando la
guancia alla mano, indicando chiaramente che vorrebbe dormire
in casa di lui. Quell'uomo è felice di accoglierlo
nella sua casa e volentieri lo prende con sé, perché
lo sa abile al servizio, di buon carattere e, benché
sordo e muto dalla nascita, in grado di comprendere gli ordini
dai cenni. Una sera quell'uomo, alla presenza del fanciullo,
dice alla moglie: «Questo sì che sarebbe un grande
miracolo, se il beato Francesco gli rendesse udito e favella!».
148. E aggiunge: «Prometto a Dio che
se il beato Francesco compirà questo miracolo, io,
per amor suo, avrò carissimo questo giovinetto e provvederò
a mantenerlo per tutto il tempo della sua vita».
Cosa meravigliosa! Appena finita quella preghiera, il fanciullo
si mette a parlare, esclamando: «Viva san Francesco!»,
e con lo sguardo elevato al cielo, soggiunge: «Vedo
Francesco qui sopra, che è venuto a donarmi la guarigione!».
Ma, aggiunge ancora: «Che cosa dirò io ora alla
gente?». E quell'uomo gli risponde: «Loderai Iddio
e salverai molti». Allora si alza e corre pieno di esultanza
a gridare a tutti il grande miracolo. Accorrono in massa quelli
che avevano veduto prima il piccolo sordomuto e, pieni di
ammirazione e di stupore, elevano lodi al Signore e al beato
Francesco. Intanto la lingua del fanciullo si snoda e cresce,
tornando alla misura normale, e comincia a parlare così
speditamente e chiaramente come se avesse da sempre l'uso
della parola.
566 149. Un altro fanciullo, chiamato Villa, è
muto e incapace di camminare. Sua madre ricorre all'aiuto
divino portando sul sepolcro di san Francesco una immagine
votiva di cera. Al suo ritorno a casa, trova il figlioletto
in perfetta salute, che cammina e parla.
567 Un uomo della diocesi di Perugia, muto e costretto
a tenere la bocca sempre spalancata e spaventosamente ansimante,
a causa della gola enormemente gonfiata, arriva un giorno
alla tomba di san Francesco e, nell'atto di salire i gradini
a toccarla, vomita sangue. Ed ecco, subito liberato completamente,
comincia a parlare, ed apre e chiude la bocca in maniera normale:
è guarito!
568 150. Anche una donna, colpita da gravissimo dolore
alla gola, così da avere la lingua inaridita e attaccata
al palato per l'arsura, non è in grado di parlare,
né di bere, né di mangiare, e qualsiasi medicamento
si rivela perfettamente inutile. Allora, dall'intimo del suo
cuore, poiché non può parlare, si vota fiduciosa
a san Francesco. Immediatamente l'apparato palatale si spezza
e le esce dalla gola un sasso rotondo, che mostra a tutti,
ed è interamente liberata dal suo male.
569 A Greccio, un giovane, avendo perso l'udito,
la memoria e la favella insieme, non può intendere
né sentire nulla. I genitori, che hanno una grande
fiducia in san Francesco, fanno voto a lui con suppliche sincere.
Quasi subito il loro figlio, per grazia singolarissima del
padre santo, ricupera l'uso di tutti i suoi sensi.
A lode, gloria e onore del Signor nostro Gesù Cristo,
il cui regno e l'impero rimane stabile e imperituro nei secoli
dei secoli. Amen.